L'indiano
Di Piton (del 02/04/2007 @ 17:05:48, in Altre culture,  2131 lettori)

Ballava e ballava,
roteando in una danza antica
e interminabile
al suono del tamburo
che risuonava con il suo cuore.

Movimenti semplici e ancestrali,
in perfetta armonia con i ritmi
che venivano da dentro e da fuori.





Danzava per sentire il mondo
intorno e diventarne parte.

Intorno c’è Pachamama,
la Madre Terra, la Diosa.

La sua Danza era preghiera
perché loro pregano così.




Molte lune dopo quel giorno mi ha raccontato la sua storia,
al bar di una piazza affollata.

Parlava e mi tornavano in mente i racconti letti su questi antichi fratelli che passarono dall’altra parte del mondo camminando sul mare ghiacciato, molto a nord, forse quindicimila anni fa quando ancora nessuno aveva inventato la ruota e domato i cavalli.

Poi il ghiaccio si sciolse e rimasero isolati, a piedi non si passa sul mare di Bering. Nessuno di loro seppe inventare la ruota ed in quei posti non c’erano cavalli.

Una delle loro madri è anche nostra madre.
Il sei per cento degli attuali europei discende da Xenia, nome di fantasia dato alla configurazione X di un particolare cromosoma che solo le donne trasmettono ai figli, sempre uguale o quasi, con il “bianco” delle loro cellule uovo.

Quel cromosoma di oggi è lo stesso di una antica madre vissuta qui, nella tundra della fredda Europa di 25 mila anni fa.

L’un per cento dei nativi americani è figlio di quella nostra stessa madre (1).



Alejandro Piccolo Sole,
mi ha raccontato orgoglioso
di suo padre sciamano.

Uomo medicina che sa usare
anche le foglie di coca
per guarire le persone.







Indio puro che si rifiuta
di lasciare la sua terra
perché ad essa appartiene,

la cui madre era
della gente Huanca
ed il padre della gente Quechua.






Discendenti diretti degli Incas
e della loro cultura.
Cultura che, come tutte le altre,
è composta dal racconto del
mondo che fanno ai loro figli
perché è il racconto che ritengono
più bello e più vero.




Cultura che solo da pochi decenni possono raccontare senza pericolo di violenze ed è questa cultura che Piccolo Sole racconta con le sue danze e le melodie dei suoi flauti a cinque note.

Gli chiesi: - Sei un Inca del sud america ma, ballavi vestito come un indiano dei film western, un Sioux o un Navajo del nord.
Così non rischi di confonderci?




La religione è la stessa, disse.

Il racconto del mondo è lo stesso, a meno di piccole variazioni locali.

Al nord la manifestazione più importante del Dio si chiama Wakantanka, al centro Tonatiuh ed al sud Inti ma è sempre lo stesso Dio, il Sole.

Tutti adoriamo il Sole e stiamo già organizzando la prossima festa importante in suo onore.





Avverrà contemporaneamente sia al nord sia al sud del continente americano, intorno al 21 giugno quando nell’emisfero nord del pianeta avviene il solstizio d’estate ed in quello sud il solstizio d’inverno quando si è al massimo del buio, come qui a Natale.

Gli Indios del sud in quella data salutano il Natale del Sole che rinasce, quelli del nord salutano il Dio al massimo del suo splendore che già scende verso il buio delle notti sempre più lunghe.

Chiesi: -Che cosa è sacro per te e per la tua gente ?

I fiumi, i boschi, le montagne e le pianure, il vento, gli animali, gli uccelli.
Tutto è sacro perché tutto viene da Pachamama,
la Madre Terra cui tutto ritorna.
Sacro e vita si accomunano.




La mia gente negli ultimi cinquecento anni ha vissuto una non vita, una vita vuota perché è stata privata del sacro con cui si riempiva.

Con l’arrivo degli Spagnoli siamo stati costretti a diventare Cristiani con la forza ma, anche se venivamo battezzati e sposati in chiesa come voleva il padrone, anche con lo sguardo a terra, nel fondo dell’animo il nostro sacro,
i nostri Dei sono rimasti quelli di sempre, ci hanno permesso di sopravvivere e li abbiamo portati fin qui, in silenzio.







- So che ti chiami Alejandro ma, perché Piccolo Sole?

Da piccolo mia nonna mi chiamò Wawainti, wawa significa bambino piccolo, Inti è il nome del Dio Sole.

Appena cresciuto nessuno poteva più dirmi wawa ed allora mi chiamarono ‘Piquito’ il nome di un uccellino con un piccolo becco al centro di una testolina tonda e gialla come un piccolo sole.

Sulla carta di identità non vollero scrivere il mio vero nome ed allora mi diedero un nome di calendario, Alejandro e di cognome Saravia.

Saravia è il cognome del conquistatore che lo imponeva a tutti i bambini del villaggio di cui era padrone.

I miei nonni raccontavano di come fosse normale per il padrone violentare tutte le donne del ‘suo’ villaggio ed imporre il proprio cognome ai loro figli.

Un altro modo per strappare le nostre radici e profanare anche la razza, dopo aver bruciato i nostri libri e distrutto i nostri luoghi sacri costruendoci sopra grandi cattedrali, cristiane.







“Il cattolicesimo ci ha confuso la mente.

Ci dicevano che se rimanevamo con le nostre usanze eravamo maledetti dal Signore.

Dicevano che erano stati mandati dal Signore a distruggere le nostre usanze ed invece erano loro,
lo abbiamo capito dopo.”
(cit.)










Ciao Piquito, que te vaya bien.


(1) - Le sette figlie di Eva – Bryan Sykes – Ed. Mondadori.