Formicoli "mon amour"
Di Piton (del 15/09/2009 @ 21:21:49, in Emozioni,  5820 lettori)


Ed alla fine ci siamo tornati dopo quasi ven'tanni.
Lo scoprimmo giovanissimi, fu il luogo della nostra prima casa.



Di cotone ad un solo strato e si dormiva per terra perchè quella non era una tenda ma, un cucinino che un amico ci aveva regalato spacciandocelo per tenda : - )




Formicoli nel "73 era un posto selvaggio e non c'era praticamente niente a parte gli ulivi ed i servizi essenziali, decisamente rustici ma, ci piacque tanto.



Forse perchè era la prima volta che stavamo soli, in un luogo magico, con una tana tutta nostra dove giocare al badare a noi stessi gustandoci ogni attimo ed ogni cosa che succedeva.

So da Peppe che Aurora (la padrona) è interessata a vecchie foto del campeggio e dato che ne abbiamo altre le abbiamo messe in questa pagina ingrandibili fino a 1024 pixel e a disposizione di coloro a cui servono. Se avete bisogno di una risoluzione maggiore, scriveteci una mail e ve le invieremo.

Ci si arriva dal fondo di un antico e profondo canalone che l'acqua ha scavato dentro alti strati di terra fatti di sabbia e di sedimenti antichi che arrivano quasi sul mare che ora si riprende la sua sabbia e li strapiomba.


Formicoli oggi


Antichissimi fondi di mari che la terra ha trasformato in colline di terra rossa dove i contadini di Ricadi e dintorni fanno crescere la cipolla rossa di "Tropea" che ha bisogno di quel tipo di terra rossa per crescere "dolce".

Proprio in fondo al canalone e quasi in riva al mare c'era "Mastro Peppe" che d'estate viveva in una casupola dentro l'orticello che aveva ricavato sul fondo del canale.

 All'ingresso dell'orto c'era scritto: 'nciunciuli, 'ncianciuli e clipennastri che tradotto approssimativamente significa "un po' di tutto e clipennastri".

Ciò che lui chiamava "clipennastri" sono questa roba qua:



Clypeaster rosaceus è il loro nome scientifico.
Antenati dei ricci di mare di cinque milioni di anni fa che si trovano fossilizzati, ciotoli nella sabbia, dentro a quegli strati che l'acqua ed il vento continuano a scavare a Formicoli e d'inverno, quando il mare ed il vento sono più forti quei fossili cadono sulla spiaggia o diventano evidenti tra le sabbie indurite dal tempo.

Mastro Peppe li raccoglieva per venderli ai turisti, insieme a qualche raro dente di squalo gigante ed alle melanzane del suo orto. 'ncinciuli 'ncianciuli e clipennastri.

Ora c'è un parcheggio coperto di teli al posto dell'orto. Nessuno vende clipennastri e non ne abbiamo trovati, nemmeno passeggiando attentamente ai piedi dei dirupi sul mare.

Proprio davanti al campeggio, a poche centinaia di metri dalla riva, affiorano dall'acqua alcuni scogli bassi che in gergo marinaresco si chiamano "formiche" che in calabrese ed in siciliano diventano "furmiculi" italianizzato poi in "Formicoli".



Tutto intorno alle formiche c'è acqua bassa, pochi metri su un fondo di rocce pieno di tane.

Verso il largo la profondità aumenta lentamente fino a raggiungere i trenta metri e passa a circa un miglio, nella zona dei "torrioni".

Grosse strutture rocciose che fanno pensare a delle torri che si innalzano solitarie nel blu anche per dieci metri dal fondo. Tane di cernie riservate ai cacciatori esperti di apnee profonde.

L'acqua a Formicoli é calda fino in fondo, senza quelle fastidiosissime sacche di acqua gelida che si trovano sul fondo di altri mari. Non c'è termoclino, forse a causa del continuo rimescolìo provocato dalle correnti che si invertono ogni sei ore seguendo le maree.

Quando è il tirreno che si versa nello jonio l'acqua scorre verso sud, dopo sei ore è lo jonio che si versa sul tirreno e l'acqua scorre verso nord e scorre tanto forte che è necessario pinnare intensamente per restare fermi, rispetto al fondo.

 Appena smetti di pinnare o ti distrai, magari perchè stai infilando una nuova preda nell'ago appeso al pallone, ti ritrovi distante 50 metri dal posto in cui stavi pescando ed è faticoso risalire la corrente.

Quasi tutti i sub che compiono i loro riti di vestizione in spiaggia indossando tute da mar glaciale artico, fucili da squalo, orologi, piombi e strumenti sofisticati, dopo alcune ore tornano immancabilmente a mani vuote. Qui non c'è niente, dicono.

Eppure Renzo, 72 anni, scendendo da solo intorno ai 12 metri in apnea nella zona dei "torrioni", in due mesi di esplorazioni ha trovato, colpito e portato a casa tre cernie , l'ultima di quasi quattro chili.

Noi ci accontentiamo di molto meno.
Ci basta che ogni volta che usciamo a caccia al ritorno si possa mangiare pesce a sazietà e succede sempre.




Certo non sono cernie ma Perchie, Corvi, Triglie, piccoli Barracuda, Piccole orate, murene, polpi e ricci. Nella foto sopra c'è un esempio di quello che portavamo ad ogni uscita, a meno di piccole variazioni nella composizione dei pesci e nella quantità delle carni.

La cosa più facile era soddisfare l'antica e mai sazia voglia di ricci perchè ce ne sono a migliaia.
Si mangiano pochi alla volta, massimo 12 perchè la nonna diceva che sono "calorosi".



Non ci credevo e una volta che me ne sono fatta un'abbuffata, ho sperimentato di persona che sono "calorosi", confermo : - )

Comunque buonissimi.
Solo a rivederli nelle foto mi aumenta la salivazione e deglutisco a vuoto.
Sulla costa tirrenica non piacciono quasi a nessuno e ne siamo felici.
E poi fino a 24 non ci fanno niente : - )