L'inizio
Di Piton (del 16/03/2010 @ 01:40:00, in Il mio racconto del mondo,  1463 lettori)
I vari racconti dell'inzio li ritengo tutti fantasie, compresi i racconti moderni.

Quella del Big Bang è solo una teoria che ben si accordava con quanto osservato ma, quanto si è osservato in seguito l'ha resa obsoleta.

Se da subito ci si fosse accorti che le galassie lontane si stavano sì allontanando da noi ma stavano anche *accelerando* a nessuno sarebbe venuto in mente di spiegare la cosa come il residuo di una grande esplosione perchè dopo l'esplosione le schegge rallentano, non accelerano come fanno le galassie.

Per non scrivere che la teoria sulla quale hanno giocato per decenni è priva di fondamento adesso si sono messi a cercare quale potrebbe essere l'oscura energia che spinge le galassie ( l'energia oscura) all'interno della vecchia teoria delle schegge e del grande botto iniziale dove non si riesce a trovare il 96% della massa che serve per far funzionare la teoria.

Cioè... per ogni 40 kg di roba intorno a noi ci dovrebbero essere 960 Kg di roba invisibile, che non si trova.

Umf... c'è qualcosa che non torna.

Non per questo ritengo più verosimili le varie storielle di come sono andate le cose all'inizio di tipo "religioso". Per gli Incas è stato Wiracocha il Dio emerso dal lago Titicaca, l'ideatore degli uomini e di tutte le cose, insieme a Inti il Sole ed altre divinità minori.

Per gli Aztechi ora messicani è stato Ometeotl, il dio duale a cui tutto tende, insieme a Quelzalcoatl il serpente piumato,Tonathiù il Sole ed altre divinità di dettaglio. Più a nord Wakatanka con diversi racconti e diversi scenari.

Il racconto dei cristiani e dei popoli del libro lo conosco e non è meno fantasioso di quelli di prima. I racconti Taoisti, Shivaisti ed Induisti a me sembrano i più sofisticati. Sempre fantasie inverificabili, come la teoria delle stringhe ma, dotati di una raffinatezza che viene dalle radici della nostra storia, ininterrottamente.

Per loro "il principio" è un ente impersonale, chiamato dio per comodità ma, irraggiungibile se non attraverso l'espressione delle divintà minori, non sempre presenti nè indispensabili. Il Tao di cui si parla non è l'eterno Tao, scriveva Lao Tze nel 600 ac. perchè non ci sono parole per descriverlo, si può solo percepire in silenzio.

E' l'impersonale fluire dell'esistenza tutta.
Il saggio sa riconoscere i flussi del Tao e ne tiene conto nella realizzazione della sua volontà, lo stolto no.
Se non interessa la percezione del Tao, non importa. Peggio per te, avresti potuto vivere meglio. Questo è il succo del messaggio.

Il racconto shivaista è più antico di quello taoista, racconta più o meno la stessa storia ma aggiunge le istruzioni per l'uso pratico sul come imparare a percepire il Tao nel silenzio interiore, Tao che chiamano semplicemente "Il divino".

Le tecniche tantriche e yogiche sono contenute in antichi testi shivaisti come il Vijama Bhairava Tantra, tecniche che insegnano a percepire i flussi dell'esistenza e quindi vivere meglio.

L'induismo "colto" tende allo stesso stato di beatitudine che chiamano Nirvana che si può raggiungere solo attraverso la quiete dei pensieri ed usano per questo alcune delle tecniche tantriche, come anche il buddismo che di quelle tecniche ne usa solo una delle 114 pensate e scritte già millenni fa.

 Per il mio racconto del mondo come raccontare l'inizio di tutto non è importante.

Sia che ci sia stato un inizio sia che tutto fluisca da sempre per il mio qui e ora non cambia niente.
Questione ininfluente.

Se ha ragione Julian Barbour nel suo libro "La fine del tempo" le cose potrebbero essere molto più complesse e divertenti di come ce le siamo immaginate fin'ora. Uno scenario che ipotizza tutte le possibili configurazioni di questo universo esistenti da sempre, anche se "sempre" è una parola senza senso in un universo senza tempo.

Non c'è posto per gli dei nell'universo di Barbour, per il Tao forse si magari come quella funzione d'onda che indica la configurazione successiva che assumerà il sistema.