Piccoli disastri
Di Piton (del 21/10/2008 @ 23:40:38, in Emozioni,  1859 lettori)
Chi ci segue avrà notato che da alcuni mesi siamo praticamente assenti dalla rete a meno di rapidi accessi nei fine settimana, giusto per leggere la posta e rispondere ai commenti.

Siamo impegnatissimi a ripristinare quanto distrutto dal piccolo disastro che è successo verso la metà di luglio quando ci è andata a fuoco la casa in paese.



Eravamo usciti alle 18:15 per andare a raccogliere, nel piccolo appezzamento di terreno a 300 metri dal paese, le prime bacche mature del sambuco. Alle 19 circa un vicino a cavallo di un motorino ci avvertì concitato che dalle finestre di casa nostra usciva fumo nero e si sentivano degli scoppi.

Mi sembrava impossibile, tre quarti d'ora prima stavamo in casa e uscendo non avevamo lasciato niente sul fuoco, nessuna fiamma libera, niente di niente, perfino il gas era chiuso dalla chiavetta sul muro. Ci precipitammo a casa ed effettivamente dalle finestre aperte usciva fumo nero, intenso.

L'idea era quella di raggiungere la lunga manichetta nascosta sotto al divano nella prima stanza, svitare il tubo dell'acqua che alimenta la lavatrice, avvitarci la manichetta e con essa spegnere il fuoco.

Impossibile.
Appena aperta la porta di ingresso e salito i dieci gradini mi ritrovai in una fornace caldissima, in mezzo a fumi roventi ed irrespirabili che sfioravano il pavimento e bruciavano i capelli.

Scesi di corsa e chiesi ai vicini se qualcuno avesse una manichetta, un tubo di gomma abbastanza lungo da usare per cominciare a spegnere l'incendio aspettando l'arrivo dei pompieri.

Silenzio totale e facce con grandi punti interrogativi stampati tra gli occhi.
Una signora si trascinava una sedia per godersi comodamente lo spettacolo.

Finalmente un'altra signora si ricordò che in cantina aveva un tubo abbastanza lungo che andammo a prendere, mentre la casa continuava a bruciare.

Attaccammo il tubo alla fontanella pubblica che stava dieci metri più in basso e con quel debole schizzetto d'acqua tornai dentro. Il fumo si era alzato un po' e strisciando ventre a terra sul pavimento si potevano usare quei 40 centimetri dove l'aria era respirabile per avanzare e raggiungere il focolaio dell'incendio.

Le fiamme erano nel sottoscala della seconda stanza, dove c'era una piccolissima libreria con un paio di metri di libri disposti su due file ed una cassettiera piena di cianfrusaglie varie.

Non c'era niente là sotto che giustificasse l'inizio di un incendio, eppure le fiamme erano lì. In quel luogo non c'erano prese di corrente, spine o alimentatori.

Oltre tutto, gli interruttori magneto-termici ed il differenziale salvavita non erano scattati, la corrente elettrica l'avevo staccata manualmente dall'interruttore generale posto sul contatore entrando la prima volta nella casa piena di fumo quindi nessun cortocircuito poteva essere la causa di quelle fiamme.

Cominciai a spruzzare acqua, i libri erano già bruciati insieme ai due pianerottoli ed a sei gradini della scala, adesso continuavano a bruciare i gradini restanti e quello che una volta era una cassettiera, più in alto c'era il soppalco di legno e ferro ma non si vedevano fiamme provenire da esso, solo fumo intenso che nascondeva tutto.




Quando sembrava che le fiamme colpite dall'acqua si fossero spente, dopo alcuni secondi si riaccendevano da sole. Mi ricordai delle tre C del fuoco e mi resi conto che il calore era ancora troppo alto e bastava un niente perchè con l'aiuto dell'aria riaccendesse le fiamme.

Con quel ridicolo schizzettino d'acqua non sarei andato lontano.
Il fumo rovente si era alzato abbastanza da permettermi di raggiungere carponi la mia manichetta nascosta sotto al divano, così la andai a recuperare e la attaccai al rubinetto della lavatrice.

La pressione dell'acqua adesso era molto più alta e potevo dirigere il getto anche ad alcuni metri di distanza. Puntandolo verso l'alto, verso il soppalco in legno nascosto in mezzo al fumo, mi ricadevano sulla schiena rivoli di acqua bollente e schegge di carbone rovente.

Mentre dirigevo su di me la manichetta per raffreddare i vestiti ed i capelli mi arrivò in faccia una secchiata d'acqua.

Lei mi aveva seguito carponi in quell'inferno e mi gettava acqua addosso.

Quando arrivarono i pompieri ormai si poteva stare in piedi benissimo, non c'erano più fiamme, solo fumo che si alzava e diminuiva sempre di più.

Fuori i civili !  Gridarono mentre cercavo di indicare loro la migliore direzione dove indirizzare i loro potenti getti d'acqua dato che, anche se nascosta dal fumo, sapevo come era fatta la casa, dove fossero collocati gli oggetti infiammabili e dove fossero i varchi tra i diversi locali.



Non mi hanno dato ascolto e mi hanno fatto uscire quasi con la forza.
Hanno fatto più danni loro che le fiamme.
Con delle grosse mazze di ferro hanno prodotto due buchi sul tetto per fare uscire il fumo



e poi hanno "zappato via" tutto ciò che stava in soffitta per mettere la casa "in sicurezza", oggetti di acciaio inox e preziose lastre di vetro rosso compresi.

Non ci vanno tanto per il sottile.
Ciò che non ha distrutto il fuoco ed il calore l'hanno distrutto loro.
Un disastro.
Forse era meglio se nessuno li avesse chiamati.

Sono rimasto inebetito a guardarli per un mucchio di tempo, seduto su un gradino fuori casa.
Dicono che molti conoscenti ci hanno portato il loro conforto ma, non ricordo quasi nessun volto.

Sono rimasto così per un paio di settimane.
Non sapevo da dove cominciare e non avevo la forza di ricominciare.
Un decennio di pazienti lavori distrutto.



Le lampade ed i quadri in vetro tiffany che ci eravamo fatti da soli,



la scala di ferro e legno brasiliano, il corredo di mia figlia, gli antichi giocattoli, il pc fuso, le radio fuse, il frigorifero fuso, il televisore fuso, i cellulari fusi, il tavolinetto ricordo di mio padre bruciacchiato.

La casa dei giochi e dell'amore era distrutta o inservibile.
Poi Lei, incredibilmente, volle ripulire il pavimento dai detriti, dal carbone, dai calcinacci di intonaco scoppiato e lo rese lucido spazzandolo con la segatura bagnata di acido cloridrico.

La trattai male quel giorno dicendole che era stupido farlo, che era tutta fatica sprecata tanto il pavimento si sarebbe sporcato innumerevoli volte durante il processo di ricostruzione e lucidarlo adesso era una follia.

La sua fu una mossa apparentemente  illogica ma, fu una mossa vincente.
Scosse la mia disperazione.
Aveva scelto "da dove cominciare" e cominciammo così, da una solida base pulita e lucida.

Ricominciammo anche a dormirci dentro dopo aver passato qualche filo volante, 



tra l'odore intenso di bruciato









ed i quadri astratti dipinti dal fumo sulle pareti che si lasciavano ammirare nella luce del mattino.

Il resto è stato ricostruito o ripristinato pian piano.
Ieri è uscito da casa l'ultimo pittore.
Tutto è di un bianco abbagliante, adesso tocca a noi arredarla nuovamente mettendoci del nostro e già sappiamo che è bellissima.

Molto più bella di prima.