MUSICA - Quello che ho capito
Di Piton (del 23/05/2019 @ 15:04:57, in Arti e Mestieri,  308 lettori)

La musica è fatta di suoni ordinati, nell’ordine che riteniamo piacevole.

Di quei suoni ne abbiamo scelto dodici, che chiamiamo scala e che hanno tra loro determinate distanze in frequenza, dette intervalli.
Dei dodici suoni solo a sette di essi abbiamo dato un nome, per motivi che vengono da lontano nel tempo e le abbiamo chiamate note.
Do Re Mi Fa Sol La Si
Gli altri suoni li identifichiamo come “quello dopo la tal nota o quello prima della tal nota”.
Per indicare quel suono come quello dopo la nota Do aggiungiamo il segno cancelletto al nome della nota Do# (Do diesis) oppure se lo indichiamo come quel suono prima della nota Re aggiungiamo una piccola B al nome della nota, Reb(Re bemolle).
Entrambe le notazioni indicano lo stesso suono.



Così, il nome dei dodici suoni presenti nella scala di Do, ad esempio, sono:

Do Do# Re Re# Mi Fa Fa# Sol Sol# La La# Si

Per convenzione si è definito di chiamare semitoni i dodici intervalli della scala e toni due intervalli contigui.
In altre parole e nell’esempio della scala di cui sopra, tra il Do ed il Re ci sono due semitoni perché ce n’é uno in mezzo occupato dal Do#, quindi si dice che il Re sta alla distanza di un Tono dal Do (un tono è la somma di due semitoni).

Anche il Mi sta alla distanza di un Tono dal Re, perché in mezzo c’è il Re#.
Invece il Fa NON sta ad un tono di distanza dal Mi perché il Mi non ha alcun diesis, quindi la distanza tra il Mi ed il Fa è di un semitono.
Stessa cosa con il Si che non ha un diesis, quindi tra il Si ed il Do successivo c’è solo un semitono.

La cosa importante nella successione dei suoni di una scala ed anche ciò che distingue una scala da un’altra è la disposizione dei salti da effettuare suonando, gli intervalli.

La scala di sui sopra è la scala che conosciamo tutti, è detta scala Maggiore diatonica ed è caratterizzata non dal nome delle note che si suonano ma, dalla successione di toni e semitoni da suonare.

Qualsiasi scala maggiore che parta da qualsiasi nota deve susseguirsi come:
Tono Tono Semitono Tono Tono Tono Semitono
Sono questi intervalli che costituiscono la scala maggiore.
Quindi, partendo dalla nota Do e seguendo la regola otteniamo la scala scritta sopra, quella maggiore di Do.

Se invece di iniziare la scala dal Do la iniziamo dal Re, la successione dei suoni da suonare e:
Re Mi Fa# Sol La Si Do# Re
Re# Fa Sol# La# Do   In questa riga i semitoni saltati.
Abbiamo quindi la sequenza Tono Tono Semitono Tono Tono Tono Semitono che caratterizza tutte le scale maggiori.
Tra il Re ed il Mi c’è di mezzo il Re#, quindi un tono
Tra il Mi ed il Fa# c’è di mezzo il Fa, quindi un altro tono
e così di seguito.
Cambiando la sequenza degli intervalli si possono costruire diverse scale ma, l’altra che ci interessa, perché molto usata, è la scala minore.


E’ caratterizzata dai seguenti intervalli:

Tono Semitono Tono Tono Semitono Tono Tono
Ad esempio, la scala di Do minore è:
DO RE MIb FA SOL LAb SIb DO
Do# Mi Fa# La    In questa riga i semitoni saltati.
Dato che la posizione delle note su una scala NON è costante mentre la scala è sempre e comunque formata da sette posizioni, invece di identificare le posizioni col nome delle note, li si identifica con la posizione dei suoni in essa, posizioni che si chiamano GRADI di una scala.
Quindi una scala di sette note, qualunque essa sia, avrà sette gradi, nominati coi numeri romani.

I° II° III° IV° V° VI° VII°

Il primo grado, e la nota che lo occupa, dà il Tono alla scala e quella posizione si dice Tonica.
Al secondo grado c’è la Sopratonica
Al terzo la Modale
Al quarto la Sottodominante
Al quinto la Dominante
Al sesto la Sopradominate
Al settimo la Sensibile




La cosa da notare è che l’orecchio umano trova piacevole il suono generato dalle note suonate nella sequenza I° VI° II° V° grado, cioè Tonica, Sopradominante, Sopratonica e Dominante nella scala prescelta.
Su questo fatto si basano i vari “giri armonici” per chitarra ma, anche la sequenza delle note Tonica, Dominante e Sottodominante generano suoni piacevoli all’orecchio.
Suonare una sequenza arrivando alla sensibile dà all’orecchio un senso di incompletezza, come qualcosa che rimane appeso e che si “risolve” nella tonica che dà la sensazione di compiuto.
Nel caso della scala maggiore di Do, quando si arriva al Si il senso di compiuto arriva col Do.
Quasi tutti i brani e le canzoni cominciano con la tonica e finiscono con la tonica.

Da notare che partendo a costruire una scala dal sesto grado di una scala maggiore, si ottiene una scala minore naturale.
Infatti, partendo dal La della scala di Do Maggiore si ottiene:
La Si Do Re Mi Fa Sol
fatta da Tono - semitono(il Si) - Tono - Tono - semitono(il Mi) - Tono - Tono

Le scale maggiori generano brani “allegri”, quelle minori “tristi o malinconici”

Come si riconosce la scala usata leggendo uno spartito?
Dalle alterazioni di quella scala rispetto a quella di Do.
Se guardiamo all’immagine sotto, sarà subito evidente che, la scala di Do non ha alcuna alterazione, mentre quella di Sol ha una variazione/alterazione rispetto a quella del Do.
Invece di suonare il Fa si suona il Fa#

Per segnalare la cosa, sulla chiave dello spartito si mette un # in corrispondenza della nota che dovrà essere suonata sempre come diesis, cioè un semitono sopra.
Oppure si mette una b nel rigo della nota che dovrà essere suonata sempre come bemolle, cioè un semitono sotto.



Ulteriore considerazione da fare sulle scale è la loro estensione in frequenza.
In altre parole, man mano che si costruisce una scala partendo dalla nota sempre più lontana dal Do iniziale, man mano cresce la frequenza con cui si dovrà suonare o cantare.
Se la voce non arriva a cantare nella tonalità indicata dal brano perché troppo alta, si abbassa la tonalità della scala e si userà quella adeguata alla propria voce, con il relativo giro di accordi.
Una tonalità in La è più acuta di una tonalità in Do, ovviamente, perché si comincia a cantare o suonare cinque gradi SOPRA il Do.

ACCORDI
Sulle scale, invece delle singole note, si possono suonare gli accordi che sono composti generalmente da tre note, ad una nota di distanza l’una dall’altra nella scala e suonate tutte e tre insieme.
La prima nota, la terza e la quinta della scala.
Nella scala di Do

L’accordo di Do quindi è composto dalle note Do Mi Sol (si è saltato il Re ed il Fa).
L’accordo di Re è formato dalle note Re Fa La (si è saltato il Mi ed il Sol)
L’accordo di Mi è formato dalle note Mi Sol Si (si è saltato il Fa ed il La)
L’accordo di FA è formato dalle note Fa La Do (si è saltato il Sol ed il Si)
L’accordo di Sol è formato dalle note Sol Si Re (si è saltato il La ed il Do)
... e via così.

Le cose si complicano un pochino perché le distanze in toni tra le note dell’accordo NON sono costanti.
Ad esempio, la distanza tra il Do ed il Mi del primo accordo (quello di Do) sono quattro semitoni (Do Do# Re Re#)
La distanza tra il Mi ed il Sol del terzo accordo (quello di MI) è di tre semitoni (Mi Fa e Fa#)
Una distanza è minore dell’altra, quindi si dicono accordi minori quelli con la distanza minore e maggiori quelli con la distanza maggiore.

Da notare che il terzo grado della scala, quella al centro dell’accordo, non si chiama modale per caso ma, proprio perchè la nota che contiene è quella che determina, con la sua distanza dalla prima (la Tonica) la modalità dell’accordo, cioè maggiore o minore.
Dato che la terza nota dell’accordo è sempre “giusta”, nel senso che è a cinque gradi di distanza dalla tonica, rimane invariata nei due tipi di accordi.
Quindi per far diventare minore un accordo maggione, basta suonare la nota di centro, quella che occupa il terzo grado della scala, un semitono sotto.
Vale anche al contrario.
Mi Sol Si, accordo minore perché tra Mi e Sol ci sono tre semitoni, per farlo diventare maggiore, invece di suonare il Sol si suona il semitono dopo, il Sol#, così i semitoni diventano quattro, come deve essere in un accordo maggiore.
Sui testi ed in rete chiamano queste cose come intervallo di terza e intervallo di quinta, maggiore, minore, aumentata o diminuita, se anche sulla terza nota dell’accordo (il quinto grado della scala) si sale o si scende di un semitono.

LA CHITARRA
E’ uno strumento a corde, sei corde che risuonano su sei note.
Cominciando dall’alto, dalla sesta corda, quella più grossa si hanno le note:
Mi La Re Sol Si Mi

Le frequenze delle corde e quindi delle note generate sono quelle dell’immagine.



Per lunghezza si intende la lunghezza d'onda del suono generato, ponendo come velocità del suono 345 m/s.
I numeri in alto nell’immagine, che vanno da zero a dodici, indicano i tasti del manico.
Ogni tasto un semitono, al dodicesimo tasto la lunghezza della corda è la metà, quindi la frequenza è doppia, quindi la nota che suona è una ottava sopra alla nota suonata dalla corda a vuoto.




Per suonare gli accordi sulla chitarra si fa in modo che le corde suonino le note che compongono l’accordo, premendo sui tasti giusti per ottenerle.
Così l’accordo di Do maggiore si ottiene con la seguente diteggiatura:


Nell’accordo di Do devono suonare le note Do, Mi e Sol.
Se analizziamo che suono producono le sei corde premendo sui tre tasti indicati, cominciando dal Mi basso, la corda più grossa, troviamo che essa a vuoto suona il MI, che fa parte dell’accordo di Do, poi la quinta corda premuta al terzo tasto suona il Do, la quarta corda premuta al secondo tasto suona il Mi, la terza corda a vuoto suona il Sol, la seconda premuta al primo tasto suona il Do e la prima, il Mi cantino, a vuoto suona il Mi.
Quindi tutte e sei le corde suonano le note dell’accordo di Do maggiore.
A volte succede che non tutte le corde suonano le note dell’accordo, come nel caso dell’accordo di Re maggiore, dove la sesta corda, il Mi basso, lasciata libera suona il Mi, nota che NON fa parte dell’accordo di Re maggiore.
In questo caso quella corda non si suona.
Gli accordi base, che è necessario assolutamente imparare se si vuole suonare una chitarra, sono quelli che fanno parte dei giri armonici principali, illustrati nelle immagini a seguire.




I giri armonici si basano sempre sulla successione degli accordi di Tonica (sul primo grado della scala), Sopradominante (sul sesto grado della scala), Sopratonica (sul secondo grado della scala) e Dominate (sul quinto grado della scala).
Scritto in modo sintetico: I° -> VI° -> II° -> V°
Questa successione è molto piacevole all’orecchio.
Se si apre un libro sugli accordi, si scopre che sono migliaia, impossibili da memorizzare tutti ma...
Ma c’è una scappatoia, che sfrutta la particolare architettura delle corde di una chitarra.
Ad esempio, guardando nell’immagine sopra la diteggiatura dell’accordo di La- come secondo accordo del giro di Do, si nota immediatamente che il Si- mostrato nel giro di Re ha la diteggiatuta identica.
E’ stata solo spostata di un semitono verso l’acuto usando il dito indice come barrè che “accorcia” tutte le corde della chitarra facendole suonare un semitono più in alto, come fosse un nuovo capotasto fisico.
Spostando avanti di un tasto il barrè, quella stessa diteggiatura suonerà un Do-
e via così.

Questo metodo di costruire gli accordi si chiama “accordi in forma di...”
e si usano le forme più comode per le dita.
Ad esempio accordi in forma di La, in forma di Fa, in forma di Mi, che si fanno al massimo con tre dita, lasciando libero l’indice di fare il barrè.


In teoria con una sola “forma” si possono fare molti accordi al prezzo però di spostandosi molto sul manico.
Per fare in modo di spostarsi il meno possibile sul manico, perché si perde tempo a spostare la mano, si scelgono quelle forme diverse tra loro ma, che esprimono gli accordi voluti e che siano il più vicino possibile tra loro.

Nell’immagine sotto alcuni accordi “in forma di La”

TEMPO E RITMO
Niente da raccontare perché non ho ancora idee chiare che superino e facciano una sintesi diversa, usando altre parole, su quanto già si trova in rete.
E’ importantissimo, senza non si suona.
 
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